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ANCORA SUI TUMORI AL SENO PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Sabato 07 Marzo 2009 17:17

Vi forniamo ancora un articolo sugli studi in materia:

MILANO - Le giovani donne che si ammalano di tumore del seno sono una netta minoranza sul totale delle pazienti colpite questa forma di cancro. I numeri però da qualche anno tendono ad aumentare e all’età meno elevata si associa un maggior rischio di recidiva. Dunque, come trattare adeguatamente la malattia? In maniera più aggressiva? La ricerca è ancora a caccia di risposte e chi ha la responsabilità di curare giovani pazienti è a caccia di un giusto punto di equilibrio fra l’efficacia e la tollerabilità delle cure. Il tutto tenendo sempre presente che si tratta di una malattia che colpisce donne ancora pienamente attive in famiglia, in coppia, al lavoro e in società, con una lunga aspettativa di vita, che magari sono madri o che vorrebbero poterlo diventare.

LA RICERCA - Ora uno studio americano ha rilanciato il tema. Un gruppo di esperti dell’M.D. Anderson Cancer Center di Houston (Texas) ha esaminato i dati di 652 donne colpite da cancro al seno quando avevano meno di 35 anni, in un periodo compreso fra il 1973 e il 2006. Lo scopo era confrontare i risultati di diversi schemi terapeutici (chirurgia conservativa, mastectomia da sola o mastectomia seguita da radioterapia) andando a confrontare i tassi di ricadute nei 10 anni successivi alle cure. L’analisi, descritta sull’International Journal of Radiation Oncology , ha innanzitutto confermato che effettivamente le donne più giovani hanno tassi di recidiva più alti. Poi ha rilevato che un buon controllo del rischio è possibile, soprattutto con un approccio aggressivo, ossia l’asportazione dell’intera mammella e la radioterapia, nei casi di malattia più estesa. Secondo gli autori anche la chemioterapia ha portato dei benefici alle giovani pazienti.

«NON CONTA SOLO L’ETA’» - Dunque, di fronte ad una malata sotto gli «anta» si opta per una cura più aggressiva, si dice addio al «bisturi leggero»? No, o almeno non per forza, secondo Oreste Gentilini, vicedirettore della divisione di Senologia dell’Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano: «La data di nascita non è un motivo sufficiente per decidere, ad esempio, di ricorrere ad una mastectomia invece di una quadrantectomia. Magari ci fosse la certezza di risolvere tutto con la rimozione dell’intera mammella… Occorre studiare a fondo la malattia e, se dopo tutti gli accertamenti, si ritiene fattibile una chirurgia conservativa, la si fa. Esattamente come accade per le pazienti più anziane. Allo stesso modo, per una 25enne non si sceglie a priori di fare chemioterapia, ma si valutano tutte le opzioni terapeutiche, compresa la terapia endocrina». E’ un approccio fedele alla filosofia del minimo trattamento efficace invece del massimo trattamento tollerabile.

UNA BIOLOGIA DIVERSA - I tumori che colpiscono mammelle più giovani hanno delle caratteristiche biologiche particolari, spiega ancora Oreste Gentilini: «Mediamente hanno una velocità di proliferazione maggiore e un minor grado di differenziazione, oltre ad essere più frequentemente di tipo non ormonoresponsivo. Tutti dettagli che si traducono in un aumento del rischio di ricaduta, su cui influisce anche il tempo, per fortuna molto lungo, che una giovane donna ha in genere davanti a sé».

DUE MALATE SU 100 HANNO MENO DI 35 ANNI - «Oggi – prosegue Gentilini - circa due casi su cento di tumore del seno si verificano in donne con meno di 35 anni, e la tendenza sembra essere in aumento. Anche nel nostro istituto, sette o otto anni fa incontrare una paziente trentenne era un’evenienza rara, oggi è una cosa che vediamo con una certa regolarità. Certo, può essere che le giovani pazienti siano più propense a rivolgersi ai centri di riferimento, ma in generale si osserva un abbassamento dell’età media di insorgenza del tumore». I motivi? «Non si conoscono, ma è giustificato pensare a un insieme complesso di concause ambientali e genetiche».

DIAGNOSI PRECOCE INNANZITUTTO - E la risposta al rischio, gli oncologi ne sono sempre più convinti, passa attraverso due parole-chiave: personalizzazione e screening. «Da un lato si va verso cure sempre più ritagliate su misura, progettate per una specifica malattia in una particolare donna, giovane o matura che sia - afferma Gentilini -. Dall’altro non si possono chiudere gli occhi di fronte ai dati epidemiologici ed è giusto abbassare l’età dei primi controlli: aldilà degli screening organizzati (gratis e su invito ogni due anni per le donne fra i 50 e i 69 anni, ndr) è bene che dai 25 anni in poi le ragazze facciano ogni anno un’ecografia e una visita annuale».

IN ITALIA GUARIGIONI ELEVATE - L’argomento, in ogni caso, tiene desta l’attenzione degli oncologi, dato che, ricorda l’Istat, nelle ragazze e giovani donne fra i 15 e i 39 anni i tumori della mammella sono di gran lunga la forma neoplastica a più elevata incidenza (2.420 nuovi casi in un anno, oltre un quarto di tutte le nuove diagnosi di cancro). Negli anni sono aumentate le diagnosi ma anche i successi, fino a raggiungere in Italia una sopravvivenza a cinque anni dell’84 per cento, un valore superiore a tutti gli altri Paesi.

(fonte Sportello Cancro)

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Ultimo aggiornamento Sabato 04 Dicembre 2010 22:39